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Lunedì 16 settembre sono stato ospite di Andro Merkù nella trasmissione Calle degli Orti Grandi su Radio Tv Koper Capodistria. Abbiamo parlato della mia prossima mostra e variamente discorso di arte e pittura, nonché delle nostre collaborazioni passate come “disturbatori della quiete pubblica” durante i miei vernissage a sorpresa.

 

L’intervista integrale

(Per gentile concessione di Radio Tv Koper Capodistria)

 

Momenti salienti

 

La  stravaganza di parlare di pittura alla radio

ANDRO – Noi parliamo spesso di pittura in radio…
PAOLO – Sembra un po’ una stravaganza però a me serve a sottolineare un’aspetto della mia pittura che è quello concettuale, cioè l’importanza dell’idea che è alla base di ogni quadro ma anche la presenza di una narrazione. In ogni quadro si racconta una storia, per cui parlarne alla radio non è così stravagante, perché puoi far passare questa piccola storia e la gente si può immaginare da sé questo racconto. È una cosa un po’ stravagante, surreale, ma è una cosa che ho sempre messo nelle mie performance, dove veniva amplificato l’aspetto narrativo dei quadri. In quest’ultimo quadro, che sta sull’invito, c’è questa ragazza con l’ombrello rosso, che potrei definire una Alice alla fine delle meraviglie, una figura fuori dal tempo, fuori luogo. È un quadro pieno di elementi in contrasto tra di loro. Come in Alice nel Paese delle Meraviglie c’è un coniglio bianco, qua c’è un gatto bianco, e questa signorina, serena, illuminata da questa luce crepuscolare, sorridente, che guarda il cielo, ma dietro ha questo cielo plumbeo, minaccioso, tempestoso, è sull’orlo di un abisso, del nulla, che è rappresentato da questa parte bianca. Io l’ho chiamato La fine della civiltà, così per dare un’indizio, ma io non ho la più pallida idea perché ho dipinto questo quadro. Io i quadri non li spiego mai. Sono gli spettatori che devono farsi le loro storie e per questo dicevo che alla radio è divertente parlar di quadri, perché uno può immaginarseli senza vederli. Anche in quest’opera può immaginarsi una storia: chi è questa figura, che ci fa lì, perché ride, cosa c’entra il gatto, perché finisce lì questa strada e poi c’è il nulla… è una situazione un po’ enigmatica.
L’altro aspetto molto bello di parlare di pittura alla radio è di evocare colori impossibili.
Colori come color ematoma allegro, color prato ottobre chiaro oppure incarnato rosa lesso…
Sono cose che posso stimolare la fantasia, perché sono colori che sono mentali, perché tutti i colori sono mentali…
ANDRO – Se c’è un medico, possibilmente psicoterapeuta ed è in ascolto, mi può dare qualche suggerimento, perché non so più come regolarmi di fronte a questo personaggio…

 

Titoli fuorvianti

ANDRO – I titoli dei tuoi quadri sono fuorvianti.
PAOLO – Spesso i titoli dei miei quadri sono fuorvianti. Cerco il più possibile dei titoli che non siano didascalici, che non spieghino quello che si vede nel quadro, ma devono aggiungere confusione, devono aggiungere domande al quadro, non chiarire le cose. Questo perché l’osservatore deve costruirsi la sua storia, trovare i suoi significati. E poi, come le poesie e le barzellette, i quadri non vanno spiegati.

 

Acrilico contemporaneo

ANDRO – Perché “Acrilico contemporaneo”?
PAOLO – La spiegazione più breve e banale è perché tutte le opere sono dipinte in tempera acrilica. È una tempera con un legante di tipo acrilico, cioè non la tempera all’uovo come veniva fatta nell’antichità, appunto con l’uovo, ma una cosa abbastanza moderna. Mi sembrava molto interessante dare questo titolo perché dà l’idea di una tecnica che è antica come la pittura ma non è una tecnica nobile come l’olio o delicata come l’acquarello, è una tecnica forte, sbarazzina, plasticosa… anche i temi che vengono trattati sono contemporanei, non sono cose tradizionali.

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