Joyce in cocci
Stephen Dedalus, alter ego del giovane Joyce, è il protagonista del secondo episodio dell’Ulisse (Nestore). Insegnante precario, inquieto e disilluso, riflette sul senso della storia e sulle manipolazioni del potere, mentre il pensiero si muove libero tra filosofia, memoria, ironia e quotidianità. La scrittura di Joyce, stratificata e densissima, sfugge a ogni traduzione immediata in immagini: nelle sue pagine convivono citazioni colte e canzonette popolari, riflessioni metafisiche e battute fulminanti, registri alti e bassi che si intrecciano senza sosta. Queste tele nascono dal tentativo di restituire visivamente tale complessità. Ispirate all’arte vascolare greca, fondono epoche e linguaggi differenti: pittura anacronistica, pop art e arte concettuale convivono in scene dove il mondo antico incontra il presente, mentre frammenti originali del testo joyciano si integrano nelle immagini come parte viva della narrazione. Nel dialogo tra parola e figura, il capitolo prende forma in una sequenza di istantanee ironiche e stranianti, dove l’Ulisse continua a interrogare il nostro tempo e il nostro sguardo.
