
Sabato 10 gennaio 2015 si è inaugurata a Majano la mostra Voi siete qui di Arturo Picca. Questa è la sua prima personale realizzata nel paese in cui risiede e raccoglie una quarantina di opere su tela e su tavola, molte delle quali dipinte negli ultimi mesi.
Con una decisione avventata mi ha chiesto di presentarlo durante il vernissage. Eccomi così, per la prima volta, negli insoliti panni del “critico”.
Di seguito pubblico il mio intervento.
Arturo mi ha chiesto di dire due parole in occasione dell’apertura della sua mostra.
Tengo a precisare che non sono un critico d’arte, ma uno che, proprio come Arturo, l’arte la fa (o almeno ci prova).
Penso che la pittura ben fatta non ha bisogno di grandi spiegazioni o di grossi paroloni.
Perché un’opera d’arte ben fatta quando te la ritrovi davanti si fa capire benissimo.
A questo proposito vorrei fare una breve illuminante citazione, che ho trovato casualmente in un libro che apparentemente non c’entra nulla con il mondo dell’arte:
“Bisogna imparare a guardare l’opera d’arte. Ma spetta all’artista usare un linguaggio
comprensibile. Molti artisti moderni non vogliono usare un linguaggio che tu ed io possiamo imparare; preferiscono sogghignare perché noi non riusciamo a capire cosa vogliono dire.
Se pure vogliono dire qualcosa. L’oscurità è il rifugio dell’incompetenza.”
Questa citazione contiene due insegnamenti importanti: “Bisogna imparare a guardare l’opera d’arte”, che è una cosa che riguarda voi, spettatori, perché un minimo di educazione ci vuole:
prima di apprezzare un romanzo bisogna pur imparare a leggere. E lo stesso vale per un’opera
d’arte, che sia figurativa o astratta, minimale o concettuale…
L’altro insegnamento è che “spetta all’artista usare un linguaggio comprensibile”.
Qualcuno non sarà d’accordo, ma per me sembra ovvio che ci sia un codice condiviso tra artista e spettatore, altrimenti non c’è nessuna comunicazione. E dunque diventa difficile capire cosa si ha davanti, chi si ha davanti: un grande artista o un cialtrone?
Ed ecco che “l’oscurità è il rifugio dell’incompetenza” diventa – secondo me – l’epitaffio da apporre sull’opera di molti artisti contemporanei.
Ma non è questo il caso di Arturo. Lui, come il protagonista di Straniero in terra straniera (celebre romanzo di fantascienza di Robert Heinlein, da cui ho tratto la citazione di poco fa) guarda il mondo con occhi vergini, anzi, sembra possedere uno sguardo alieno sulla realtà che ci circonda.
Ma Arturo si fa capire benissimo.

Arturo Picca, Tre scogli (2014)
Quando guardo le sue tele mi sembra di vedere delle istantanee di uno straniero in terra straniera. I suoi quadri sono fatti di atmosfere rarefatte, spazi aperti che tendono all’infinito, abitati da solitari faraglioni o da enigmatiche tracce di una civiltà scomparsa.
Sono misteriosi ma mai oscuri. In tutti i sensi, vista la luce mediterranea che illumina le sue tele. Del resto Arturo, come me, arriva da una città di mare e si vede. (Perché lui è veramente uno straniero in terra straniera…)
Nei suoi quadri anche gli oggetti più banali, gli scorci più ovvi diventano strani, magici, visti attraverso il suo sguardo: una prua, una conchiglia, una roccia, finestre aperte su un mare infinito, nubi solitarie, ombre su un muro.
Lui ci invita a entrare gentilmente nel suo mondo: voi siete qui, ci dice. Per un momento possiamo perderci nel suo mondo visto da occhi nuovi.
La sua pittura è precisa senza essere fotografica, coglie l’essenza delle cose senza perdersi mai in pennellate inutili. Il suo lavoro sulla tela non finisce mai. Arturo dipinge e ridipinge i suoi soggetti, li raffina, a volte li graffia delicatamente per renderli più atmosferici e vissuti come sabbia e vento su sculture di civiltà dimenticate.
E a noi sembra si sentirlo quel vento, lo si percepisce anche dove non sembra muoversi una foglia: è il vento del sogno, degli infiniti spazi interiori, che Arturo esplora e poi ci dona con le sue tele: voi siete qui.

Arturo Picca, Pietra e nuvola 2 (2014)
Ecco, concludo con un paio di note al margine, delle risposte preventive – diciamo – ad alcune delle domande che so che qualcuno di voi muore dalla voglia di fare…
1. Arturo non fa uso di sostanze dopanti (almeno che io sappia), questi quadri gli vengono così, spontaneamente, anche quelli più strani.
2. Sì, gli ha fatti proprio lui e sono pezzi unici e…
3. …gli ha dipinti col pennello, non sono stampe, non sono fotografie (non so perché a chi fa astrazione non lo chiedono mai).
E infine:
4. Sì, sono tutti in vendita.
E a questo proposito c’è una domanda che agli artisti fa sempre piacere sentirsi rivolgere: a quanto me lo vende? Ecco una domanda a cui io – ma credo anche Arturo – rispondiamo sempre volentieri.
Qui di seguito potete vedere il video della presentazione. In coda c’è una breve galleria delle opere esposte.


