Padiglioni nazionali

Nel padiglione britannico
Ultima parte della mia personale ricognizione alla Biennale, con una piccola e molto incompleta classifica tra le opere viste nei padiglioni nazionali ai Giardini, all’Arsenale e in giro per Venezia. Premetto che non ho visto proprio tutto, ma quasi. Al di là delle cose di cui parlerò qui di seguito, c’è tanta altra roba buona sparsa in giro per la Biennale, ma ho voluto fare una selezione drastica, raccontando proprio solo ciò che mi è piaciuto maggiormente. Tengo a precisare che nessuno degli artisti, che ho nominato nei post precedenti o in questo, ha avuto un premio o una menzione dalla giuria della Biennale. Ed ecco qui la mia personalissima top five.
5a Posizione / Joana Vasconcelos (Portogallo)

Il magico interno della Trafaria Praria
All’ancora in laguna, presso l’ingresso dei Giardini c’è un vaporetto di Lisbona (il Trafaria Praria) che l’artista Joana Vasconcelos ha trasformato in un’installazione galleggiante. L’esterno è stato rivestito dalle tipiche piastrelle azzurre di Lisbona che rappresentano la skyline della città stessa, mentre l’interno ospita un magico mondo subacqueo realizzato con tessuti e luci led bianche e blu. Molto suggestivo.
4a Posizione / Alfredo Jaar / Cile
Alfredo Jaar critica la struttura rigida, anacronistica ed europeo-centrica dei Padiglioni della Biennale ai Giardini con un opera molto azzeccata. In una vasca piena d’acqua torbida di 25 m2, pone una perfetta replica in scala 1:60 dei Giardini che appare per pochi secondi per poi immergersi e sparire. Questo è il destino di un modello di mondo basato su stati nazionali, ormai inconcepibile per l’artista, un modello che deve essere cancellato per poter lasciar spazio ad una realtà nuova e più equa. L’opera s’intitola – in modo fin troppo ovvio – Venezia, Venezia. Affascinante.
3a Posizione / Gli artisti cinesi nel padiglione del Kenya
È uno dei padiglioni nazionali (fuori dagli spazi istituzionali dell’Arsenale e dei Giardini) più interessantii. La parte che ho visitato è ospitata presso la Caserma Cornoldi (a metà strada tra i Giardini e Piazza S.Marco), l’altra si trova sull’Isola di San Servolo. Il Kenya presenta un progetto intitolato Reflective Nature, che curiosamente accoglie 12 artisti di nazioni diverse, ma soprattutto cinesi, che sono quelli che ho trovato più interessanti. Nel cortile ci accoglie la rossa installazione scultorea di Chen Wenling, mentre sotto il portico sono esposte un paio di opere di Lu Peng, grandi tele con volti nascosti da maree di fiori. La mostra continua all’interno con varie sale ricavate nelle stanze della caserma con un allestimento abbastanza spartano e che spesso non valorizza le opere esposte. Cosa ben evidente nell’ultimo spazio, con grandi opere in spazi angusti e malamente illuminate.

Fan Bo, Garden-No.2

Altre due tele di Fan Bo
Fan Bo espone grandi ritratti che occupano le pareti dal pavimento al soffitto. Nel gigantesco Garden No. 2 figure composte ed illuminate in modo teatrale si stagliano su un orizzonte desolato senza interagire tra di loro. Sulla parete di fronte invece troviamo altri esuberanti dipinti di Lu Peng, esponente del surrealismo pop cinese che presenta una serie di opere visivamente molto ricche e straordinariamente ricercate.

Lu Peng
Una baraonda di colori e immagini che coniugano tradizione orientale ed elementi d’illustrazione popolare occidentale. Un vero peccato vedere qua le opere di questi artisti, visto che si tratta di pittura contemporanea di grande qualità che avrebbe meritato spazi ben più adeguati. Ancora più incredibile che la stessa sala ospiti le grandi foto di una delle star di questa Biennale, Wei Li che, con la sua performance Flying over Venice, ha avuto molto rilievo sui media nazionali. Arte nel sottoscala.

Wei Li, Flying over Venice
2a Posizione / Transfiguration / Cina
Grande spazio all’Arsenale dedicato alla partecipazione cinese con Transfiguration, un progetto che coinvolge ben sette artisti. I loro interventi sono dentro e fuori il padiglione, ma quelli più spettacolari stanno all’interno. Tong Hongsheng presenta dei raffinati oli con nature morte di dettagliati oggetti d’arte e ritratti di monaci buddisti. Composizioni impeccabili e fattura ineccepibile.

Tong Hongsheng, Still life

Tong Hongsheng, Still life
Il lavoro di Miao Xiaochun si articola su media diversi: enormi quadri ad olio, installazioni video e gigantesche stampe digitali. Le opere hanno in comune citazioni e rimandi all’arte occidentale del passato. Di grande impatto la sua personale versione della Crocefissione di San Pietro con i personaggi realizzati con una struttura poligonale che rimanda al disegno 3D ma dipinti ad olio; un po’ meno il suo Giudizio Universale in stampa digitale, popolato da anonime figure che sembrano disegnate con Poser.

Miao Xiaochun, Out of Notion – Public Enemy
Wang Qingsong propone invece dei grandi lightbox stipati di oggetti o figure, ironiche rappresentazioni del mondo educativo cinese (Follow me) o sanguinose metafore dei nostri bisogni culturali (Temporary ward). Sono fotografie dettagliatissime e complesse, in cui ogni minimo particolare è perfettamente a fuoco. Stupefacenti.

Wang Qingsong, Follow me
Zhang Xiaotao, che solitamente dipinge, qui presenta tre video. Il più delle volte, quando alla Biennale vedo delle installazioni video, passo avanti, ma questo era l’ultimo padiglione visitato, così mi sono fermato a riposare e ne ho visto una per intero, attratto dal suo accattivante aspetto visivo.

Alcuni fotogrammi tratti da Mist di Zhang Xiaotao
Si trattava di Mist, un cortometraggio in animazione 3D, che per immagini, musica e stile poteva essere scambiato per una produzione hollywoodiana. Se non che mi sono trovato immerso in un affascinante mondo di laboriose formiche, perfide iguane, pipistrelli distruttivi e scheletri umani che marciano in trionfo. Il video, totalmente privo di dialoghi, narra – con efficaci metafore visive – una violenta rivoluzione industriale e la sua apocalisse finale (lo potete vedere cliccando qui.) Delirante, ma con stile.
1a posizione / English Magic / Gran Bretagna

We sit starving admist our gold (dipinto da Stuart Sam Hughes)
English Magic è il progetto più complesso, variegato e intrigante tra i Padiglioni nazionali ai Giardini. Il padiglione viene trasformato in un personale museo britannico da Jeremy Deller, con un intelligente mix di storia, cultura, società tra passato, presente e futuro. Un’operazione artistica intelligente, ironica, politica, spesso irriverente, che si avvale di spettacolari murales, video, fotografie, reperti e una sala da the.

A good day for cyclists (dipinto da Sarah Tynan con Veronica Piccolo e Riccardo Giacomini)

St Helier on fire 2017 (dipinto da Stuart Sam Hughes con Adriano Valeri e Riccardo Giacomini)
Deller mescola abilmente alto e basso, pop e drammatica storia recente (gli scontri di Londonderry e il tour di Bowie, William Morris e Roman Abramovič) prendendosi gioco pure della crisi economica immaginando una futura distruzione del paradiso fiscale dell’Isola di Jersey nella Manica. English Magic è certamente un’opera concettuale, ma con una o più delle sue parti, colpisce pure lo spettatore meno preparato nei confronti dell’arte contemporanea. Intelligente.

Il simpatico souvenir “timbro fai da te” del padiglione britannico
Leggi anche le due parti precedenti:
Visitando il palazzo enciclopedico parte 2
Visitando il palazzo enciclopedico parte 1


