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L’ingresso del Teatre Museu Dalì a Figueres

Nel mio breve pellegrinaggio artistico in Spagna non poteva mancare una sosta a Figueres, città natale di Salvador Dalì e sede del suo Teatre Museu. Una visita in onore al mio primo amore artistico, risalente ai primo anni Ottanta, quando ancora non avevo dipinto un bel niente, ma ero affascinato dai mondi onirici di questo singolare artista. Mi piaceva la sua tecnica pittorica e la capacità di rendere reali i mondi impossibili del sogno.
L’eccentrico Teatre Museu Dalì è l’unico motivo che spinge frotte di turisti in questa cittadina anonima e bruttina, se si esclude il piccolo centro storico attorno alla chiesa di Sant Pere, attigua al Museo. La fila all’ingresso è interminabile e Dalì aveva sistemato gli spazi attorno all’ex- teatro cittadino in modo che i visitatori ingannassero l’attesa ammirando le sue stravaganti sculture.
Il Museo è un labirinto stipato di quadri, sculture, installazioni, decori e gioielli, in cui ci si muove a fatica tra la folla che entra senza sosta. Tutto l’edificio è concepito come un enorme oggetto surrealista, dove il visitatore è invitato a perdersi nel mondo allucinatorio dell’artista catalano.

Nel cortile del Museo Dalì

Due sono le realizzazioni più eclatanti che incontriamo entrando. La prima è il cortile, con l’enorme monumento costituito da una vera barca che incombe su una vera Cadillac (Taxi piovoso) sormontata da una sorta di Venere obesa (La Grande Esther). Le pareti circolari del cortile con mattoni a vista sono riempite da statue, manichini dorati simili all’Oscar hollywoodiano, folli conglomerati scultorei e maschere grottesche che emergono dall’edera. La seconda è lo spazio dell’ex-palcoscenico, dominato dal gigantesco telone scenografico che rimanda a Böcklin e l’immensa Gala nuda che osserva il mare mentre a 18 metri appare il presidente Lincoln, un’opera anticipatrice delle tecniche digitali, con il ritratto del presidente americano ridotto a enormi pixel.
Nelle sale interne non si può perdere l’installazione dedicata a Mae West. La stupefacente stanza è arredata con un caminetto-naso, due quadri-occhi e un sofà-labbra. Dopo un’altra lunga attesa in fila, si raggiunge una lente deformante, posta in cima ad una scaletta, che ci restituisce il ritratto della diva del muto.
Tutto il museo è un inno barocco all’esagerazione, che supera abbondantemente i confini del kitsch e stordisce il visitatore con una valanga di immagini e stimoli che portano ben presto all’indigestione visiva. Forse la beata ingenuità della mia gioventù sarebbe entrata più in sintonia con questo circo surreale. Oggi invece apprezzo maggiormente certi piccoli gioielli pittorici, nascosti nelle salette interne, capolavori come  il Cesto di Pane, Dalì di spalle dipinge Gala… o la Leda atomica.

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Alcuni capolavori presenti nel Museo Dalì

Io e mia moglie usciamo provati dalla visita e torniamo nell’Hotel President, arredato e decorato (con insuperabile genuino cattivo gusto) in omaggio a Dalì. Imprescindibile il pernottamento in questo albergo se si passa da Figueres.

Gli incredibili arredi dell’Hotel President

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